Lingua e stampa quotidiana

|Linguaggio| |Altre lingue| |Lingua italiana|
Lingua e stampa Home Page


Corriere della Sera
Martedì, 5 Novembre 1996
Spettacoli

 

CURIOSITA' La «Rivista di onomastica»: «Nei suoi film poca attenzione

all'anagrafe dei personaggi femminili»

Verdone bocciato: «Che nomi, quelle donne»

Un linguista: «Jessica, Camilla...: di moda ma inverosimili». Il regista:

«Il cinema è finzione»

 

di GIOVANNA GRASSI

 

Carlo Verdone ironizza sulle considerazioni fatte da Enzo Caffarelli

sulla scelta e sull'uso dei nomi femminili che lui, come regista, ha

praticato nelle storie dei suoi film.

 

Il linguista, infatti, sulla «Rivista italiana di onomastica», dichiara

«che i personaggi femminili sono quasi sempre contraddistinti da nomi

di moda all'epoca dell'uscita delle pellicole, ma rarissimi alla

presumibile data di nascita dei personaggi e delle attrici». Il

professor Caffarelli fa esempi dettagliati: «Claudia Gerini in "Viaggi

di nozze" ha 25 anni e si chiama Jessica. Il nome, alla data della sua

iscrizione anagrafica, era rarissimo mentre successivamente è salito

sino al nono posto della graduatoria onomastica della Capitale. Lo

stesso si può dire per i nomi Serena di "Io e mia sorella" o Livia per

"Al lupo al lupo" e per Camilla in "Maledetto il giorno che t'ho

incontrato"».

 

Replica il regista e attore: «Davvero qualcuno si è preso la briga di

fare un attento studio sulle mie scelte, da un punto di vista del

costume e delle statistiche dei nomi in Italia? Ribatto subito che mai

e poi mai mi sono posto problemi "cronologici" o legati a una

scrupolosa lettura dei dati relativi ai nomi e agli anni del casellario

anagrafico. Mi spiego: se chiamo in un film Claudia Gerini Jessica è

perché ritengo che questo nome corrisponda alla psicologia del

personaggio e che "suoni" in modo divertente nella bocca del suo

partner. "Jessica", infatti, è un nome che Ivano, il mio carattere, può

benissimo pronunciare masticando gomma americana e, poi, si presta a

tutta una gamma di smorfie sibilante-facciale».

 

«Sempre in "Viaggi di nozze" - prosegue il regista - Furio è un nome

che si adatta a uno dei miei personaggi, il più nevrotico, come

Raniero, invece, che esprime autorità. Non mi è mai interessato per i

nomi un realistico e documentato corrispettivo tra la fiction delle mie

storie e il costume. Inoltre, obietto al professor Caffarelli, che nel

cinema quello che a volte conta è il presente: Jessica nasce per la

platea nello stesso momento in cui il pubblico la focalizza. Lo

spettatore non fa, soprattutto nei film comici, un discorso di

dietrologia culturale». «Comunque - conclude - nel mio prossimo film,

"Sono pazzo di Iris Blond", il mio personaggio si chiama Romeo: nome

senza tempo, intergenerazionale, adatto a Shakespeare e alle commedie

di casa nostra».