LO STUDIO DELL’ITALIANO IN CANADA

 

Intervista a Anthony Mollica

Professore di glottodidattica

Brock University

 

Anthony Mollica è professore di glottodidattica presso la Faculty of Education alla Brock University (a qualche chilometro dalle cascate del Niagara). E’ stato direttore dal 1974 al 1989 di “The Canadian Modern Language Rewiew/La revue canadienne des langues vivantes” e dal 1983 al 1985 di “Language and Society/Langue et societé”. Attualmente è consulente della rivista “Dialogue” pubblicata in Canada dal Consiglio dei Ministri della Pubblica Istruzione e consulente pedagogico per il Ministero della Pubblica Istruzione dell’Ontario. Fondatore e direttore e dal 1993 di “Mosaic”, rivista trimestrale di lingue, ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua attività di insegnante di lingue ed educatore.

E’ Presidente della AATI (American Association of Teachers of Italian). Ricca è la serie delle sue pubblicazioni, dedicate ai problemi linguistici, all’educazione degli adulti, alla didattica dell’italiano. Tra queste ricordiamo il saggio L’insegnamento dell’italiano in Canada (contenuto in L’insegnamento dell’italiano all’estero, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, 1992), che ad oggi rimane lo studio più dettagliato sull’argomento.

 

L’identità dell’italiano in Canada: lingua di cultura o lingua comunitaria?

L’insegnamento dell’italiano nello stato canadese ha avuto inizio nel 1854 all’Università di Toronto. Fondato nel 1827, questo Ateneo assunse come primo docente Giacomo Forneri, ex patriota italiano, aderente alla carboneria, che fu nominato dal governatore Lord Elgin: l’introduzione dell’italiano è stata come lingua di cultura.

Per quanto riguarda le scuole superiori si trova l’insegnamento dell’italiano poco dopo la Prima Guerra Mondiale; anche in questo periodo insegnare la nostra lingua significa insegnare una lingua di cultura, insieme al francese, allo spagnolo, al tedesco, al russo. Accanto a queste venivano insegnate anche le due lingue classiche: il latino e il greco. Fino agli anni ‘60 il numero degli studenti non arriva a cento; un fenomeno di crescita si ha all’inizio degli anni ‘70, ed è collegabile ai flussi migratori. Agli inizi degli anni ‘80 si arriva ad avere oltre 5000 iscritti ai corsi di italiano nelle scuole secondarie.

Dal 1976 l’insegnamento dell’italiano nella scuole elementari è stato riconosciuto, insieme ad altre lingue, come “lingua d’origine”, denominazione che poi è stata cambiata un paio di anni fa in “lingua internazionale”.

Da un punto di vista numerico la città di Toronto e dintorni vanta una popolazione di quasi tre milioni, di cui circa mezzo milione è di origine italiana. Per questo, durante gli anni ‘80 c’è stata una larga diffusione - che ha toccato i 32.000 alunni - dell’insegnamento della lingua italiana a livello elementare. Nelle scuole secondarie la diffusione dell’italiano ha avuto il suo punto di massima espansione negli anni ‘70 e nei primi anni ‘80.

Oggi l’italiano si insegna sia nelle scuole cattoliche che nelle scuole pubbliche, ed ha una doppia identità: a livello dell’insegnamento secondario e universitario è riconosciuto come lingua di cultura, mentre a livello elementare viene insegnato come lingua di origine.

 

Quali sono gli strumenti politici che consentono l’insegnamento dell’italiano?

Il Canada ha varato dei provvedimenti per l’insegnamento delle lingue etniche. Tra questi è stato di grande importanza il Memorandum 46 del 1976-1977, che ha consentito l’attivazione del programma di lingue etniche fin dal 1° luglio 1977.

Altra tappa fondamentale è stato il Policy Program Memorandum 7 del 1989, che sostituiva il Memorandum 46 ma conteneva le stesse direttive. In linea di massima la politica adottata venti anni fa viene seguita tuttora.

 

Ogni lingua si diffonde attraverso insegnanti preparati e competenti: che giudizio dai della formazione degli insegnanti di italiano?

Questo è un punto di particolare importanza sul quale dobbiamo concentrare energie scientifiche ed economiche. L’insegnamento delle lingue etniche è stato spesso disorganizzato e là dove ha raggiunto risultati significativi lo dobbiamo agli sforzi e alla creatività degli insegnanti. Per l’insegnamento a livello elementare non viene richiesta alcuna qualifica al docente, il requisito fondamentale è la capacità di parlare la lingua correntemente. Questo principio, per quanto ampiamente accettato, è tuttavia opinabile. Il fatto che una persona possegga gli utensili non significa che conosca il mestiere. E’ questo un aspetto fondamentale, dal quale può dipendere la risposta positiva o negativa degli studenti e la continuazione dello studio dell’italiano nel ciclo superiore.

La formazione degli insegnanti di scuola superiore è invece ben organizzata. In Ontario tre università  - Brock, Toronto e York - hanno istituito corsi di formazione per insegnanti di italiano a livello intermedio e superiore, con lo scopo di fornire una preparazione ai futuri insegnanti.

 

La AATI (American Association of Teachers of Italian) è un’ associazione di docenti che vanta un elevato numero di iscritti. Qual è la sua storia e quali le sue finalità?

La AATI ha una lunga storia alle spalle, è stata fondata nel 1924. Attualmente conta 1586 soci, la maggioranza dei quali risiede nel Nord America.

L’obiettivo principale è quello di promuovere e diffondere l’insegnamento della lingua, della letteratura e della cultura italiana. La rivista Italica pubblica a questo scopo saggi di letteratura, critica letteraria, didattica.

L’attività dell’Associazione ha il proprio centro nel Congresso che si tiene annualmente in una della città americane; nel 1995, per la prima volta dalla fondazione, lo abbiamo tenuto in Italia, a Chianciano Terme e presso le due Università per Stranieri di Perugia e Siena, con grande successo.

Il convegno 1996 si svolgerà a Filadelfia, in Pennsylvania, dal 22 al 24 novembre.

 

Hai suggerimenti da proporre per una migliore diffusione dell’italiano?

Dall’indagine che ho condotto qualche anno fa per la Fondazione Giovanni Agnelli emerge che rispetto alle altre lingue moderne l’italiano occupa in Canada un’ottima posizione, ma c’è ancora spazio per migliorare. Quello che la mia esperienza di educatore e di pedagogista mi consente di individuare come priorità è che ogni programma di lingua deve essere coadiuvato da materiale didattico di ottima qualità. In Italia a questo proposito vengono pubblicati molti corsi di lingua estremamente validi, ma in genere corrispondono a un’ottica italiana e sono adatti a corsi di immersione in Italia. Trasportati in un altro continente, è difficile che gli studenti riescano ad identificarsi con personaggi e situazioni da cui li separano migliaia di chilometri e una diversa prospettiva culturale.

Rinnovo qui alcuni suggerimenti di cui ho riscontrato l’utilità. Gli Istituti Italiani di Cultura si stanno adoperando molto efficacemente per la promozione dello studio dell’italiano; in prospettiva potrebbero essere dei centri di diffusione delle informazioni e dei materiali didattici agli insegnanti, in modo sistematico. A questo proposito sarebbe utile mettere in circolazione tutti gli strumenti bibliografici che esistono sull’italiano. Insegnare una lingua straniera ha implicazioni su molteplici piani; sarebbe quindi importante promuovere iniziative per un confronto sulle attuali linee di ricerca e sulle tecniche pedagogiche.

 

In Italia ci sono due Università per Stranieri, a Siena e a Perugia. Qual è il ruolo di questi Atenei?

Le due Università hanno un ruolo decisivo: vi arrivano insegnanti da tutto il mondo, sono un luogo d’incontro per scambiare idee e discutere strategie per l’insegnamento dell’italiano nei rispettivi paesi. Gli ottimi docenti che si trovano nei due Atenei facilitano questi incontri attraverso corsi di formazione e aggiornamento sia sul piano linguistico che culturale. Tutti noi che abitiamo all’estero abbiamo bisogno, per dirla con Manzoni, di “sciacquare i panni in Arno”e, anche se l’Arno non passa né per Siena né per Perugia, è essenziale avere contatti frequenti con le istituzioni che sono dei punti di riferimento per la ricerca e la didattica.

Per questo è di grande importanza che il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero degli Affari Esteri continuino a finanziare i corsi, perché questi soldi sono ben spesi: i veri ambasciatori della lingua e della cultura italiana sono proprio gli insegnanti che abitano e insegnano all’estero. Non tutti gli insegnanti hanno la possibilità di raggiungere l’Italia; occorre quindi incentivare la politica intrapresa di inviare i docenti delle due università nei diversi paesi per offrire un’ offerta mirata di corsi di aggiornamento linguistici e culturali in collaborazione con enti e docenti locali.

 

 

 

Per divenire socio della AATI occorre essere un insegnante di italiano e versare la quota d’iscrizione, che dà diritto a partecipare al Convegno annuale e a ricevere la rivista “Italica” e la “Newsletter dell’AATI”.

 

In Italia: lire 50.000 sul C/C n. 5531.11 ABI 1030 CAB 71831 della Banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di Chianciano Terme (SI), intestato a Anthony Salvatore Mollica, American Association of Teachers of Italian.

Nel resto del mondo: $ 30,00 USA sul c/c n. 001180-122100011-258306046 presso la First Interstate Bank of Arizona, intestato all’AATI.

 

Occorre inviare una comunicazione a:

Pier Raimondo Baldini,

Tesoriere dell’AATI

Arizona State University

Tempe AZ 85287-0202 - USA

Fax: 602/ 905-0135.